La mia vita, quella che vedo, comincia a non avere senso.


Inizio a rendermi conto che qualunque cosa faccia, morirò. Triste da ammettere, ma la fine si intreccia sempre con l’inizio. Esistere vuol dire soffrire, perché la sofferenza è prova del vivere. Il dolore che provoca un dito rotto, il bisogno di respirare dopo l’apnea, il dolore per il cuore spezzato o d’una ferita aperta. Tutte questi sono prove di dolore, anche altrui.


Sento un vuoto incolmabile. La vita perde di valore, inizio a considerarla di passaggio. Sapere che i giorni di vita sono meno dei 30.000 giorni dovrebbe rendere prezioso ogni singolo fiato, invece penso che
“Ti rendi conto di quello che hai una volta che l’hai perso. Forse varrà anche per la mia esistenza?”


Se ve lo state chiedendo, no. Nella maniera più assurda non ho per niente intenzione di suicidarmi. Come diceva Emil Cioran
“Gli ottimisti decidono di suicidarsi perché non riescono più ad esserlo. Gli altri, non avendo ragione di vita, perché dovrebbero averle di morte?”


Riflettete: se possiamo decidere di ucciderci anche adesso, perché non farlo più tardi? Piuttosto lasciare che la vita decida per noi, anziché noi per la vita. 
Purtroppo sono poche le persone con cui possiamo confrontarci.Quando stiamo assieme ai parenti e amici, non vogliamo parlare di argomenti tristi. Preferiamo godere della loro gioia e perseguire il lato chiaro della vita. Alain de Botton affermerebbe che
“Non dovremmo essere noi la misura dell’esistenza. Quella è la malattia dell’individualismo. Dobbiamo misurarla attraverso l’ampio flusso di ciò che l’umanità sta facendo”


E a proposito di individualismo, probabilmente sto pensando troppo a me stesso. Io come unica fonte di felicità; nulla di più vero (ma anche di letale). La felicità è figlia della soddisfazione e la soddisfazione è figlia della realizzazione. Ogni azione ha una conseguenza non solo verso di me, ma il collettivo. In questo esempio, se pulisco la casa posso ospitare qualcuno. Quella persona mi può presentare un’altra persona e da lì potrei visitare più luoghi. 


Tutto parte dalla prima azione imprevista. Il motore che l’ha fatta partire è la dedizione e l’amore per la pulizia esterna (casalinga) per quella interna. L’avidità porta alla solitudine, la dedizione alla gratitudine. Entrambe rimano insieme, ma non vanno d’accordo: stessa strada, destinazioni diverse.  
Solamente quando riconosci che puoi morire, ti rendi conto di quanto sia preziosa la vita. La ragione di vita non dovremmo essere noi, ma i nostri cari. Il bene loro è anche nostro. Dobbiamo salvare loro per essere poi salvati noi. 


Parlando di senso della vita e di solitudine non sto insinuando che dovremmo ‘sperare’ di stare meglio. Non provo a darti una soluzione. Voglio sottolineare l’importanza di stare insieme, di trovare un gruppo di riferimento. Questo testo è per le persone che credono nella loro potenzialità. Ci limitiamo quando pensiamo di essere i soli, porci al centro. È brutto da affermare, ma devo crederci anch’io. Mentre scrivo questo articolo qualcuno dall’altra parte del mondo dorme. Ogni minuti qualcosa di unico accade.


Il senso della vita comincia in misura del mondo rispetto a noi. Rischiamo di vedere con occhiali specchiati, non della realtà.


P.S.:
Quando cerco di aiutarvi mi sento più a mio agio, mi sento meno triste perché penso di non essere l’unico triste.

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